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LA FORTEZZA SVEVO-ANGIOINA


Sul colle più alto di Lucera, dove sorgeva l’acropoli romana, sorge la Fortezza Svevo-angioina, baluardo contro i monti del Subappennino dauno e osservatorio militare sull’intera distesa del Tavoliere delle Puglie.
Esempio di fusione tra arte e fortificazione, una vera miniera



archeologica. Sito antichissimo nel quale sono visibilI tracce di epoche diverse: capanne neolitiche, ruderi del periodo romano e di quello svevo, condotti idrici, resti di una Chiesa, ad una navata con sacrestia attigua, dedicata a San Francesco d’Assisi. Qui Federico II trasferì, tra il 1223 e il 1233, consistenti nuclei della popolazione ) saracena dalla Sicilia e costruì il Palatium imperiale. A seguito della sconfitta degli Svevi ad opera di Carlo I d’Angiò, la fortezza venne trasformata in una vera e propria cittadella militare autonoma.
Gli Angioini costruirono la cinta muraria lunga 900 metri, rinforzata da 22 torri e resa inaccessibile da un profondo fossato alla cui estremità si ergono la Torre della Leonessa e dalla Torre del Leone.
Si accede da Porta Lucera attraverso un ponte di legno e ferro costruito nel 2000 in occasione dell’anno giubilare (GUARDA IL MINISITO SUL CASTELLO)

IL PALATIUM FEDERICIANO

Federico II diede inizio alla costruzione del Palatium intorno al 1233 sul Monte Albano di Lucera.
Esso rappresenta un importante avamposto settentrionale del “sistema castellare svevo” posto a tutela del Tavoliere, un’area militarmente ed economicamente importante per la produzione cerealicola e vitivinicola, nonché di grande interesse venatorio (area di caccia).
Considerando la posizione delle fortificazioni sveve, esse sembrano disporsi in Capitanata “a corona” intorno al Tavoliere con le linee castellari del Subappennino Dauno di San Marco La Catola, Biccari, Troia, Castelluccio Valmaggiore, Bovino, Deliceto, Sant’Agata di Puglia; dell’area garganica i castelli di Apricena e Rignano e del Tavoliere quelli di Lucera, Castelfiorentino, Guardiola, Foggia, Salpi, Margherita di Savoia, Trinitapoli, Orta, Ordona, Stornara, Cerignola.
Si tratta di castelli oggi inesistenti o pesantemente modificati nei secoli.
La costruzione del palatium deve essere messa in relazione anche con la rifondazione saracena di Lucera realizzata da Federico II.
Egli concentrerà, soprattutto a Lucera, i Saraceni deportati dalla Sicilia occidentale. La “Luceria Saracenorum” non doveva essere diversa da qualsiasi altra città musulmana con moschee, fondachi, i caratteristici quartieri della casbah, un istituto scientifico.
Il palatium conserva oggi lo zoccolo di base che corrisponde al vano magazzino e il muro a scarpa con le 9 feritoie per lato, ciascuno dei quali misura 50 metri.
Corrispondente alla “galleria dei tiratori”, una semivolta a crociera, il piano del cortile con il bacino centrale che accoglieva la vasca di una fontana.
Le quattro ali abitative, che costituivano il corpo centrale del complesso, si elevavano su tre livelli. Quello inferiore, che dava sul cortile interno, era disposto alla stessa quota della galleria degli arcieri. Gli altri due piani emergevano dal cammino di ronda. La pianta del terrazzo, per un sapiente gioco di archi ogivali, realizzati nei quattro angoli del cortile all’altezza dell’ultimo piano, si trasformava, all’interno, in ottagono, anticipando così lo schema di Castel del Monte.
Il palatium federiciano esplicava, per la sua configurazione formale e strutturale, una duplice funzione: all’esterno, quella di un vero e proprio castello, minaccioso ed inaccessibile; all’interno, quella di una fantastica e lussuosa dimora imperiale.
Qui l’imperatore svevo, immerso nel verde dei boschi e dei pascoli dauni, veniva a ritrovare pace e serenità e a comporre versi poetici.



TESTI A CURA DELL’UFFICIO PROMOZIONE TURISTICA E DEL CENTRO INFORMAZIONE TURISTICA DEL COMUNE DI LUCERA - FOTO MICHELE FOLLIERO
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