IL
PALATIUM FEDERICIANO
Federico
II diede inizio alla costruzione del Palatium
intorno al 1233 sul Monte Albano di Lucera.
Esso rappresenta un importante avamposto settentrionale
del “sistema castellare svevo”
posto a tutela del Tavoliere, un’area
militarmente ed economicamente importante
per la produzione cerealicola e vitivinicola,
nonché di grande interesse venatorio
(area di caccia).
Considerando la posizione delle fortificazioni
sveve, esse sembrano disporsi in Capitanata
“a corona” intorno al Tavoliere
con le linee castellari del Subappennino Dauno
di San Marco La Catola, Biccari, Troia, Castelluccio
Valmaggiore, Bovino, Deliceto, Sant’Agata
di Puglia; dell’area garganica i castelli
di Apricena e Rignano e del Tavoliere quelli
di Lucera, Castelfiorentino, Guardiola, Foggia,
Salpi, Margherita di Savoia, Trinitapoli,
Orta, Ordona, Stornara, Cerignola.
Si tratta di castelli oggi inesistenti o pesantemente
modificati nei secoli.
La costruzione del palatium deve essere messa
in relazione anche con la rifondazione saracena
di Lucera realizzata da Federico II.
Egli concentrerà, soprattutto a Lucera,
i Saraceni deportati dalla Sicilia occidentale.
La “Luceria Saracenorum” non doveva
essere diversa da qualsiasi altra città
musulmana con moschee, fondachi, i caratteristici
quartieri della casbah, un istituto scientifico.
Il palatium conserva oggi lo zoccolo di base
che corrisponde al vano magazzino e il muro
a scarpa con le 9 feritoie per lato, ciascuno
dei quali misura 50 metri.
Corrispondente alla “galleria dei tiratori”,
una semivolta a crociera, il piano del cortile
con il bacino centrale che accoglieva la vasca
di una fontana.
Le quattro ali abitative, che costituivano
il corpo centrale del complesso, si elevavano
su tre livelli. Quello inferiore, che dava
sul cortile interno, era disposto alla stessa
quota della galleria degli arcieri. Gli altri
due piani emergevano dal cammino di ronda.
La pianta del terrazzo, per un sapiente gioco
di archi ogivali, realizzati nei quattro angoli
del cortile all’altezza dell’ultimo
piano, si trasformava, all’interno,
in ottagono, anticipando così lo schema
di Castel del Monte.
Il palatium federiciano esplicava, per la
sua configurazione formale e strutturale,
una duplice funzione: all’esterno, quella
di un vero e proprio castello, minaccioso
ed inaccessibile; all’interno, quella
di una fantastica e lussuosa dimora imperiale.
Qui l’imperatore svevo, immerso nel
verde dei boschi e dei pascoli dauni, veniva
a ritrovare pace e serenità e a comporre
versi poetici. |