| Il mietitore (u metetòre)
era colui che mieteva il grano con una falce ben tagliente
e tronchetti di canne infilati alle 5 dita della mano
sinistra per proteggersi dalla lama della falce stessa
e dagli steli di paglia delle spighe.
Bisognava coprirsi bene, usare scarponi e paglietta
in testa, perché si stava sotto i raggi del sole
per 10-12 ore consecutive, facendo solo una pausa per
la colazione di mezzogiorno (‘a maggnate)
e si stava tutto il tempo con la schiena piegata.
La mietitura incominciava appena le spighe erano pronte,
con la “precése”,solco che
si faceva intorno ad un campo di grano prima della mietitura
o prima di incendiare le stoppie per non danneggiare
i campi confinanti, successivamente si passava alla
mietitura vera e propria.
Con i “paranze” (gruppo di 5 mietitori)
andavano i raccoglitori di “grèggne”(fascio
di biade mietute e legate manualmente), che li raggruppavano
in numero di 50 o 60 formando dei cumuli chiamati “acchje”
e si caricavano sui carrettoni, trasportati dove si
trovava la trebbiatrice che separava il grano dalle
foglie.
Per poter terminare questo duro lavoro entro agosto,
i proprietari terrieri facevano arrivare molti mietitori
della provincia di Bari, chiamati “i marinese”,
perché provenienti dalla costa barese (d’a
marine).
Quando arrivavano a Lucera alloggiavano per strada,
dietro alla Cattedrale in Piazza Salandra o in Piazza
Mercato, vicino alla cantina “de Bonghe”.
Il lavoro del mietitore incominciò a declinare
con la comparsa delle prime mietitrici e mietitrebbiatrici.
EDIZIONE: “IL CENTRO” LUCERA, anno 1998
TITOLO: I mestire de 'na vote (I mestieri di una volta)
AUTORE: Raffaele MONTANARO
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