| Le origini della vendemmia si perdono
nella notte dei tempi e sono legate alla storia dell’uomo.
Si pensa, infatti, che il primo vino italico sia stato
prodotto proprio da alcuni vitigni dell’Apulia
e della Sicilia già nel II millennio a.C., dimostrazione
avuta dal ritrovamento di alcuni reperti dell’arte
enologica.
Questa scoperta fu un fatto che segnò il nostro
territorio, perché da allora la Puglia fece della
vendemmia e del vino la sua anima e la sua forza.
A Lucera, le vendemmiatrici si recavano all’alba
nei vigneti con il cesto della colazione nel proprio
tascapane, e già si respirava il clima di festa,
la gioia. Giunte alla vigna, si toglievano il vestito
per indossare il “guardamacchie”,
un indumento di tela chiara.
Impugnata la “raganella”, la roncola
per la vendemmia ed imbracciato il “panaro”,
un cesto non molto grande, fatto di cannucce, davano
inizio al taglio dell’uva accompagnandolo con
canti intonati soprattutto dai più giovani, come
se stessero ad una gita domenicale.
Alla fine dei lavori della vendemmia si faceva “u
capecanale”, un banchetto che nei tempi più
antichi era a base di galline arrostite sulla fiamma
alimentata dai tralci di vite, vini invecchiati e mosto
fresco. Era d’uso consumare, alla fine, pane e
uva, simboli del Cristo. Dopo il banchetto si dava inizio
ad una cavalcata che consisteva in un corteo fino all’ingresso
del paese, con un carro trainato da cavalli o da buoi,
al centro del quale sedeva il padrone su di una grossa
botte di vino.
Al termine delle operazioni della vinificazione, il
mosto era trasportato dalla masseria del ricco proprietario
in città, nella propria cantina.
Ancora oggi la produzione del vino è importante
per l’economia cittadina: il D.O.C. più
famoso è il “Cacc’e Mmitte”,
dal profumo intenso e dal gusto corposo; molto conosciuto,
tra gli altri, anche il “Cioccarello”,
dal caratteristico colore “rosa cipolla”.
Il “cacc’e mmitte” di Lucera
ha la sua denominazione tipicamente lucerina e significa
“tira e metti”, con riferimento
al modo di vinificare a Lucera, cioè “caccia
fuori” dal palmento, cioè il tino a forma
di vasca larga e profonda con pareti di mattoni o calcestruzzo
che serviva sia per pigiare, che per fermentare il mosto
e “metti” nel palmento rimasto vuoto l’uva
di un altro piccolo proprietario viticultore.
La città di Lucera è inserita nella Strada
dei vini D.O.C. della Daunia ed ogni anno, in agosto,
la manifestazione “Calici di Stelle”
propone degustazioni ed assaggi offerti da tutte le
cantine della Strada nelle vie del Centro Storico.
AUTORE: Antonio ORSITTO, anno 1985
TITOLO “La vendemmia nella tradizione i vini e
vitigni tipici di Lucera”
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