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IL SANTUARIO DI SAN FRANCESCO


Un altro monumento di grande interesse architettonico, dopo la Cattedrale, è la chiesa di San Francesco. Fu fatta costruire, in un periodo di rinascita alla cristianità per Lucera, da Carlo II d’Angiò in onore di San Francesco d’Assisi e in memoria del figlio San Ludovico da Tolosa , con l’approvazione del Papa Bonifacio VIII.
I lavori, iniziati nel 1300 e terminati nel 1304, furono diretti, probabilmente, da Pierre d’Angicourt, Riccardo da Foggia e Jean de Toul, i “magistri” che lavorarono anche alla costruzione della fortezza.
Mentre la chiesa presenta ancora la sua configurazione originaria, il convento, costruito a sinistra dell’abside, con la soppressione degli ordini religiosi possidenti (1809), fu dapprima adibito a sede dell’Archivio e della Camera notarile e poi inglobato, tranne alcune stanze, nel Carcere giudiziario.
Nella prima metà del Settecento la chiesa, ridotta in rovina da intemperie e terremoti, per interessamento del Padre Maestro, frate francescano lucerino, subì dei restauri in stile barocco; tra il 1936 e il 1943 un nuovo intervento architettonico la riportò allo splendore primitivo.
Nella chiesa, dalle linee semplici ed austere, si fondono elementi romanici e gotici, infatti ha il prospetto a capanna di tradizione romanica, adornato da un ampio portale gotico leggermente strombato su cui spicca in alto lo stemma angioino e da un delizioso rosone a sedici raggi ricostruito nel 1943.
L’interno, spazioso e bianco, ha la forma più semplice delle chiese francescane, è ad una sola navata ampia, altissima, coperta da un soffitto a capriate lignee e illuminata da quattro monofore ogivali: un ambiente, fasciato di ombre e di silenzio, che dà sensazione di pace e serenità.
L’abside, separato dalla navata da un arco trionfale in pietra tiburtina (18 m.), presenta una pianta pentagonale, con volta costolonata a semiombrello, prende luce da tre finestroni gotici ed esternamente è rafforzato da contrafforti angolari.
Gli affreschi che lo decorano ripropongono il tema narrativo della Passione, diffuso in Capitanata dai francescani e dalla corte angioina, tra essi: Il gruppo delle pie donne di scuola giottesca (sec. XIV), un Cristo sovrapposto (sec. XV), figure di Santi; dietro l’altare maggiore un trittico con la Vergine in trono e col Bambino tra Sant’Antonio e San Francesco (sec. XIV ), in alto avanzi di affreschi del 1700.
Di notevole pregio artistico, sotto il finestrone di destra, una bifora in gotico fiorito, che fa da degna cornice ad un’Annunciazione del 1300, un’opera d’arte di grande semplicità.
Al centro dell’abside sotto un modesto altare (1942), che ha sostituito quello più antico in marmo, in un’urna di bronzo (donata dalla famiglia Sacco) si conserva e si venera il corpo di San Francesco Antonio Fasani, conosciuto da tutti come il Padre Maestro e canonizzato il 13 aprile 1986 da Giovanni Paolo II.
Due tele raffigurano i miracoli attribuiti al Santo per procedere alla sua beatificazione (15 aprile 1951) e in un armadio si conservano i suoi vestiti logori e il cilicio, che indossava per fare penitenza.
In alto, lungo la vasta navata, tracce di affreschi settecenteschi, ricoperti da un velo d’intonaco, narrano episodi della vita di San Francesco d’Assisi.
Nella chiesa sono diverse le altre opere d’arte custodite e le epigrafi che ricordano le ricche famiglie benefattrici (De Nicastri, Scoppa, Nocelli, Lombardo).
Sui cinque altari laterali settecenteschi in pietra arenaria, lavorata a fiorame, sono collocate nelle nicchie delle statue lignee: San Francesco (1713) e l’Immacolata (1718), che sono opere di Giacomo Colombo, l’Ecce Homo (1500), il Crocifisso (1400) e Sant’Antonio da Padova (1943).
Al centro della parete laterale destra è il sepolcro in stile rinascimentale del cavaliere spagnolo Antonio Santa y de Paglias e della moglie Giovannella Falcone (1557), incassato nel muro e trasformato in pulpito; in alto nell’arco un affresco del 1700 riproduce la visione di Gesù Bambino a Sant’Antonio. A sinistra del pulpito è fissato il pesante coperchio di pietra del monumento funebre con la figura di un guerriero.
Due tele di scuola napoletana del secolo XVIII di Girolamo Gennatempo, che raffigurano S. Gennaro e la Madonna della Provvidenza si ammirano sulla parete d’ingresso.
Annesso alla chiesa è l’Oratorio della Confraternita della S. Croce (1379), della S.S. Trinità (1610) e dell’Addolorata (1821), un vano rettangolare dove si conservano esposte alla venerazione dei fedeli: una pala, che prima doveva essere sull’altare maggiore, raffigurante una Deposizione, dove manca il Cristo morto, datata 1596 e non 1696 come ridisegnato dopo un restauro, dipinta da un ignoto M. P.; un’urna settecentesca che contiene un Gesù morto in cartapesta della fine dell’800 e una statua della B. Vergine Addolorata, portati in processione per tradizione il Venerdì Santo.

La chiesa di San Francesco, poiché conserva le reliquie di San Francesco Antonio Fasani, è stata dichiarata Santuario nel 2001.
Nel periodo 2002 - 2005 c’è stato un’ulteriore ristrutturazione della zona absidale e del campanile e restauro degli affreschi.



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